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La parola viva del nostro Vescovo (testimonianza da una comunità della zona collinare)

Un silenzio profondo e commosso ed una intensa partecipazione hanno accolto ed accompagnato le parole lette a termine della Santa Messa – sabato scorso, solennità liturgica dell’Immacolata Concezione – nella nostra chiesa parrocchiale, così come in tutte le chiese della Diocesi. Era la Lettera che Mons. Zaccheo aveva chiesto a tutti i sacerdoti di leggere in chiesa a suo nome nel giorno in cui ha avuto inizio il nuovo anno pastorale 2007-2008 da lui voluto e da lui dedicato a Maria, nel 150° anniversario delle apparizioni lourdiane, ed alle Vocazioni, nell’imminenza del suo Cinquantesimo di sacerdozio. Attraverso le parole lette dal celebrante, il nostro Vescovo ha ancora una volta fatto breccia nel nostro cuore; si e’ rivolto al suo popolo, ai fedeli della chiesa che e’ nella Diocesi di S. Evasio, con l’entusiasmo evangelizzante di sempre e la semplicità e profondità insieme del suo linguaggio, indicandoci ancora una volta la strada da seguire, con fede e speranza, testimoniando la gioia del nostro essere cristiani. Le parole, oserei dire profetiche, che egli ci ha infine indirizzate nella Lettera di apertura del nuovo anno pastorale - che, certamente, la chiesa casalese vivrà ancor più intensamente e profondamente nel ricordo vivo e filiale del suo Vescovo - ci indicano il cammino da seguire: sono la sintesi della bellissima Lettera Pastorale che l’accompagna e che parimenti e’ stata distribuita ai fedeli di ogni parrocchia. Dalle parole di Mons. Germano lette sabato scorso in chiesa e subito rimaste impresse nell’animo di ciascuno, accenno ad alcune che hanno fatto breccia nel mio cuore : il ritornare con forza all’immagine materna di Maria, il richiamo all’impegno di fede nelle famiglie e l’incoraggiamento alla partecipazione dei laici, l’appello - con l’amore di sempre - ai giovani chiamandoli al pellegrinaggio a Lourdes nel prossimo giugno, il paterno rivolgersi ai sacerdoti ed alle religiose nella memoria del suo anniversario di ordinazione presbiterale. Il tutto pervaso da una intensità di fede e di totale dedizione alla sua Chiesa, al suo popolo casalese e monferrino, che trovano poi un’altissima esplicazione nella Lettera Pastorale “Maria ci precede”: l’atto culminante del suo ministero episcopale ed insieme un accorato segno d’amore per la Madre Santissima che ci precede nel Regno “… lungo il sentiero che sale, oltre le tappe (…), verso la meta che ci addita”. Ebbene, mons. Vescovo è giunto alla meta; è giunto a Maria attraverso Fatima, recitando con fede e amore per tutti noi quel Rosario che fino all’ultimo suo respiro egli ha tenuto tra le mani, indicandocelo come “buon messaggero” di Maria, “ (…) e farà poi Lei il resto di cui noi non siamo capaci”.
Grazie anche di questo, Eccellenza!
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(c.c., "La Vita Casalese" di giovedì 20 dicembre 2007)

Maria ci precede - Nel ricordo di Mons. Zaccheo l'impegno di tutti

CREA – L’anno pastorale che il Vescovo Mons. Germano Zaccheo aveva fortemente voluto e che il Consiglio Pastorale Diocesano nella tre giorni di settembre aveva totalmente appoggiato, con la duplice caratteristica: mariana per il 150° anniversario delle apparizioni a Lourdes e del 90° di quelle di Fatima, e vocazionale per l’impulso al Seminario nel 50° di ordinazione sacerdotale di Mons. Zaccheo è stato il motivo conduttore della presentazione la parte dell’Amministratore Diocesano Mons. Antonio Gennaro della ultima lettera pastorale “Maria ci precede”, pubblicata postuma con la data dell’8 dicembre.
La presentazione è stata fatta al Santuario di Crea domenica alla Messa delle ore 16.
La chiesa era gremita, con molti operatori pastorali e una decina di sacerdoti concelebranti.
Mons. Gennaro ha approfondito tutto la struttura della lettera, toccando gli argomenti tanto cari a Mons. Germano, e ha csottolineato che proprio per l’affetto e la riconoscenza che gli dobbiamo
siamo tutti impegnati a fare di questo anno pastorale, nella sua assenza e nell’attesa del nuovo pastore, un anno di intensa vita cristiana, alla sequela di Maria che “ci precede” e di Mons. Zaccheo che rispose generosamente “sì” alla vocazione e a tutti gli impegnativi servizi nella Chiesa.
Gli dobbiamo grande riconoscenza –ha concluso- e il nostro impegno sarà la migliore risposta per dimostrare la nostra gratitudine.
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(Paolo Busto, "La Vita Casalese" di giovedì 20 dicembre 2007)

È morto povero - Ricco di intelligenza, fede e carità

Il dolore per l’improvvisa scomparsa del nostro Vescovo, il grande affetto dimostrato da tutta la Diocesi e da migliaia di suoi amici ed estimatori, non solo dal Piemonte ma da tutta Italia, il ripercorrere il suo straordinario servizio episcopale in questi dodici anni, dopo questi quindici giorni veramente intensi di lutto e preghiera, si distende pensando al grande insegnamento di amore a Cristo, a Maria e alla Chiesa che ci ha lasciato e al premio riservatogli in Paradiso. Una gioiosa spiritualità e una vita consumata per l’amore di Dio e dei fratelli. E’ questa la sua grande eredità. Possiamo rivelarlo: Mons. Zaccheo è morto povero, senza un soldo. E quando riceveva qualche offerta, subito era destinata ai poveri che lo aspettavano per strada, lo tormentavano per telefono, lo inseguivano negli spostamenti delle visite pastorali. E’ stato ricco di carità, sempre distaccato dai beni materiali, ma con un profondo senso della bellezza che trovava nella letteratura (era innamorato di Bernanos), nell’arte specialmente per i grandi restauri promossi per la Cattedrale, per la musica, di cui era fine conoscitore. Ringraziamo il Signore per aver avuto il suo insegnamento, il suo affetto, la sua partecipazione a gioie e dolori di tutti.
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(Paolo Busto, "La Vita Casalese" di giovedì 6 dicembre 2007)

Grazie don Germano

Domenica sera, al termine della raccolta e partecipata Veglia funebre in Duomo una decina di giovani sacerdoti, da Lui ordinati, ha sollevato la bara posta su un tappeto, per terra, davanti agli scalini del presbiterio. Hanno tolto il grande libro aperto dei Vangeli e spostato il cero pasquale acceso. Poi hanno sollevato il feretro e hanno iniziato il mesto percorso verso la camera ardente, nella Cappella di sant’Evasio. E’ scrosciato improvviso un lungo applauso. Dopo le belle testimonianze ascoltate quella sera, avevamo tutti ben chiaro quanto buono e grande sia stato il nostro Vescovo. Ci accorgiamo spesso della grandezza di chi ti è stato a fianco per tanto tempo, quando non c’è più. E poi il funerale, la straordinaria manifestazione di affetto di fedeli, autorità, sacerdoti e vescovi, venuti per ripetere il “grazie” riconoscente. Riprendo il «tu» con cui ci parlavamo da tanti anni, colleghi giornalisti alla scuola di mons. Cacciami, fino alla tua nomina a Vescovo. Caro don Germano, ci hai amati e ti abbiamo amato. Sei stato un padre buono, leale, gioioso, comprensivo. La tua fede robusta, la devozione a Maria, l’affetto per la tua cara mamma ci sono sempre stati di grande esempio e consolazione. Abbiamo conosciuto la tua prorompente vitalità, il dinamismo, la partecipazione alla vita delle persone, dei gruppi. Abbiamo apprezzato la tua capacità di coinvolgere, di perdonare, di non giudicare mai, di valorizzare anche il poco che ciascuno poteva dare e fare. E con umiltà quante volte ti sei sostituito, tu, il Vescovo a chi non riusciva a fare qualcosa! Lo vedevamo al giornale, che hai sempre sostenuto e amato. La tua facilità di scrivere precorreva le nostre richieste, e facevi tante volte il cronista della miriade di iniziative che avevi suscitato. L’amore alla bellezza si è manifestato nei mirabili restauri del Duomo, nei concerti, nella passione per l’arte. Eri un vulcano di idee e di iniziative e facevamo fatica a tenere il tuo passo. Hai dato impulso ai restauri in tante belle chiese della diocesi, sei entrato nei cuore di tutti. Non sei mai stato capace di dire di no. E allora oltre agli impegni diocesani, c’erano sempre predicazioni, ritiri, e da cinque anni l’impegno nazionale per il “Sovvenire”. Ci dicevamo: “Ma quando riesce a riposare?”. Hai fatto tua la bella frase di Eugène de Saint Exupery nel “Piccolo Principe”: «Se vuoi vedere bene, guarda con il cuore». Hai sempre guardato lontano, sempre con il cuore. Quante miserie hai conosciuto e aiutato. Ti dicevo, qualche volta: «Ma stia attento agli imbroglioni!». E tu con un sorriso disarmante replicavi, che forse erano imbroglioni ma tuttavia avevano bisogno. Ho amato la tua franchezza, la tua amicizia, la tua grande umiltà, il saper soffrire senza far soffrire. Grazie, caro don Germano, hai seminato amore, ci lasci il compito di coltivarlo.

(Paolo Busto, "La Vita Casalese" di giovedì 29/11/2007)

Una vita nel segno di Maria

Ci sono segni che dicono più di mille parole. Per dire l’affetto dei fedeli per il vescovo Zac­cheo, basti pensare alla folla che ieri ha reso omaggio al suo feretro dopo la Messa esequiale, conclusa intorno alle 17. Solo alle 18,30 è stato pos­sibile chiudere la cattedrale e tumulare la salma nel «Sepolcreto dei vescovi». Un altro segno eloquente? La messe delle espres­sioni di cordoglio, lette al termine del rito o recate di persona dai più diversi «compagni di strada» del vescovo di Casale, manifestazioni della stima ver­so di lui. Dal telegramma di Benedetto XVI inviato tramite il segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, al messaggio personale dello stes­so Bertone a quello del presidente e del segretario della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco e il vescovo Giuseppe Betori, che hanno ricordato il generoso e intelligente servizio di Zaccheo alla Chiesa e all’e­piscopato italiano, fino a quelli dei cardinali Ca­millo Ruini, Dionigi Tettamanzi, Giovanni Lajolo (amico e compagno di studi). Al cordoglio ha partecipato anche l’Unione delle comunità ebraiche in Italia, col messaggio firmato dal presidente Renzo Gattegna. Fra quanti sono riu­sciti a recarsi a Casale, il vescovo di Trnava-Brati­slava, Jan Sokol, la cui diocesi è gemellata con la diocesi piemontese. Padre Giorgio Vasilescu ha por­tato il «grazie» della Chiesa ortodossa romena, ai cui numerosi fedeli – lavoratori immigrati, i più don­ne, residenti a Casale – Zaccheo aveva aperto la chiesa dei santi Pietro e Paolo. «Zaccheo era uno di noi, voleva e sapeva stare tra la gente», scandisce il sindaco di Casale Paolo Mascarino ricordando il suo impegno per il lavoro, la giustizia, la pace. Ma l’eloquenza dei segni rimanda a dimensioni più profonde. «Tutta la vita di Zaccheo si è snodata nel segno di Maria», aveva affermato il cardinale Po­letto nell’omelia. La devozione alla Vergine della Santa Pietà di Cannobio (Novara), il paese natale di Zaccheo. I molti pellegrinaggi a Crea, Lourdes, Fa­tima. L’amicizia con l’Oftal. Il suo «sì» alla nomina episcopale pronunciato il 13 maggio 1995, anni­versario delle apparizioni della Madonna ai pasto­relli di Fatima. L’essere morto proprio nell’amata località portoghese, «preso per mano» da Maria. L’essere morto nel giorno in cui la liturgia offre la pagina evangelica dell’incontro fra Gesù e Zaccheo, pagina alla quale aveva attinto il motto episcopale: «Hodie salus facta est». Sì: «Oggi la salvezza si è com­piuta».
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(Lorenzo Rosoli, "Avvenire" di martedì 27/11/2007)

L’addio a Zaccheo, «pastore e padre»

Cuore di padre e pastore, spirito di pellegrino, ta­lento di comunicatore, passione per la bellezza. È il ve­scovo di Casale Monferrato, Ger­mano Zaccheo, come emerge dal­l’omelia dell’arcivescovo di Tori­no, il cardinale Severino Poletto, e dalla trama di testimonianze e di messaggi che sono risuonati nella cattedrale di Sant’Evasio, gremita ieri pomeriggio per il fu­nerale del presule prematura­mente scomparso la sera di mar­tedì 20 novembre mentre era a Fa­tima. Non solo il Duomo: anche la centralissima piazza Mazzini e la grande chiesa di San Domenico – dove erano allestiti due maxi­schermi – erano affollate. Migliaia i partecipanti, sommando quan­ti si sono recati in uno dei tre luo­ghi predisposti per accogliere quanti volevano dare un ultimo saluto a Zaccheo. Basta questo a suggerire l’affetto della gente di Casale per il vescovo che li ha gui­dati dal 1995. Ma non ci sono so­lo i casalesi: c’è chi viene da altre diocesi, prima di tutto Novara, la Chiesa dove Zaccheo è nato e ha vissuto tutto il suo intenso servi­zio sacerdotale prima della no­mina episcopale. Da parte di tutti una partecipa­zione intensa e misurata, quel­­l’intrecciarsi di dolore e gratitudi­ne che dà profondità alla soffe­renza e misura al suo manifestar­si. Così è stato il rito in Sant’Eva­sio, iniziato intorno alle 15. Una trentina i vescovi concelebranti; fra loro quelli del Piemonte, in­clusi alcuni emeriti. Duecento i sacerdoti: i più di Casale, altri da Novara, altri ancora da più lonta­no. Come il prete giunto da Forlì­Bertinoro, la diocesi romagnola che lo scorso agosto ospitò la de- legazione casalese in «marcia» verso l’Agorà dei giovani di Lore­to. Ci sono preti presenti per il le­game di Zaccheo con il mondo dei pellegrinaggi: come monsi­gnor Franco Degrandi, presiden­te emerito dell’Oftal (Opera fede­rativa trasporto ammalati a Lour­des), a Fatima nei giorni scorsi proprio insieme al vescovo di Ca­sale; altri invece, come monsignor Luigi Mistò, per l’impegno che Zaccheo aveva con il «Sovvenire» e l’incarico di presidente del Co­mitato per la promozione del so­stegno economico alla Chiesa cat­tolica. Quando le porte del duomo ven­gono aperte, attorno alle 13,30, ci sono già centinaia di persone, fuori, in attesa. La bara con la sal­ma di Zaccheo è ai piedi del pre­sbiterio. Nel primo banco la mamma del vescovo, Rita, il fra­tello Donato e due nipoti. Nelle due file di sedie immediatamen­te a destra e a sinistra della bara, i sacerdoti ordinati da Zaccheo: gli stessi che sabato avevano ac­colto il feretro giunto dal Porto­gallo e l’avevano portato in duo­mo. Il saluto iniziale è affidato all’am­ministratore diocesano, monsi­gnor Antonio Gennaro. A lui il compito di tracciare un ritratto spirituale, pastorale e umano del vescovo morto a 73 anni d’età; a lui il compito di ricordare l’«inna­ta cordialità» insieme all’«autore­vole magistero» di Zaccheo, il suo saper essere per ben dodici anni «guida sicura» della comunità ca­salese, la sua devozione a Maria, i suoi rapporti con i sacerdoti, i re­ligiosi, i laici; l’impegno per i po­veri e per la tutela della vita. Ma anche per il restauro e la rinasci­ta della cattedrale, nel nono cen­tenario della sua consacrazione. «Il Vangelo di oggi ci ha suggerito di ripensare la vita del vescovo Germano come l’immagine viva di Gesù Buon pastore – com­menterà poi il cardinale Poletto nell’omelia –. Come Gesù, egli ha offerto a voi tutto se stesso, vi ha conosciuti, chiamati per nome e voi l’avete seguito – prosegue il porporato, rivolgendosi alla gen­te di Casale –. Insieme con lui a­vete camminato in questi dodici anni crescendo nella comunione e nel reciproco affetto spirituale e cercando di gettare ponti di dia­logo con i lontani dalla fede, così che la Chiesa casalese potesse cre­scere come un solo gregge dietro all’unico pastore, il Signore Ge­sù ». A questo punto Poletto offre il suo ritratto di Zaccheo, dando voce al proprio cuore e al cuore di un’in­tera Chiesa in lutto. Ricorda «le sue doti di intelligenza, messe a servizio del Regno di Dio»; «la sua parola brillante e immediata e l’eccezionale capacità di scrivere in modo accattivante», grazie al­le quali «ha saputo diffondere il Vangelo in terra monferrina». «Appassionato ed esperto d’arte, vedeva in essa l’espressione della bellezza di Dio»: ma se ha profu­so tanto impegno per il restauro della cattedrale, non è stato solo per senso di responsabilità verso un mirabile edificio storico «ma per far crescere la santità di una Chiesa», la «bellezza spirituale» del popolo di Casale. Vera «dimo­ra di Dio fra gli uomini», cara al suo «grande cuore di padre, fra­tello e amico di tutti». Migliaia di fedeli ieri hanno dato l’ultimo saluto al vescovo di Casale Monferrato Poletto: «Ha messo la sua intelligenza a servizio del Regno»

(Lorenzo Rosoli, "Avvenire" di martedì 27/11/2007)

L'ultimo bacio di mamma Rita per il suo "don"

Quando le campane del Duomo hanno iniziato a suonare a morto, ieri pomeriggio sull'orologio della torre civica di Santo Stefano mancavano dieci minuti alle quattro. La salma del vescovo Germano Zaccheo è arrivata a Casale con quasi un'ora di ritardo. Don Renato Dalla Costa, che si era recato a Fatima per accompagnarne il ritorno in patria, aveva avvertito che, per una serie di problemi burocratici, era slittata la partenza dall'aeroporto di Lisbona.Il carro funebre, imboccata via Saffi, era preceduto dalle automobili con a bordo una delegazione della diocesi e quella comunale composta dal sindaco Paolo Mascarino con la fascia tricolore, dall'ex sindaco Riccardo Coppo e dalla presidente del Consiglio comunale Maria Merlo. Gli alpini hanno reso gli onori all'ingresso della bara nella Cattedrale, dove monsignor Antonio Gennaro ha impartito la benedizione, insieme a don Pierino Fumarco, ex parroco del Duomo, e a don Paolo Busto, direttore del settimanale diocesano «Vita casalese». Nel nartece, tra la folla di sacerdoti e di cittadini, una donnina minuta, con i capelli bianchi, ha sussultato avvicinandosi alla bara in ciliegio: la madre Rita, che ha vissuto molti anni con monsignor Germano Zaccheo (tra cui tutti i 12 dell'episcopato casalese): si è chinata a baciare il legno lucido con una dolcezza struggente. Aveva salutato il figlio Germano lunedì, prima che partisse per Fatima. I sacerdoti ordinati dal vescovo Zaccheo si sono caricati la bara in spalla, ma, prima che si muovessero, mamma Rita, 85 anni, ha ancora posato maternamente la mano sulla cassa. Monsignor Gennaro ha parlato di lei come «una donna forte, che saprà far fronte a questo terribile momento».Nella chiesa gremita di fedeli - molti in lacrime, soprattutto giovani -, presenti amministratori pubblici e consiglieri di tutte le forze politiche, monsignor Francesco Mancinelli ha detto, nell'omelia, che il vescovo Zaccheo «è venuto a Casale con gioia e qui ha diffuso la gioia, con la sua capacità di intessere una fittissima rete di relazioni. Finché il Signore gli ha detto “adesso vieni nella mia casa” e lui ha risposto il suo sì in modo pieno e totale, tenendo strettissimo in mano il rosario».Mentre la bara veniva traslata nella cappella di S. Evasio, dove è stata allestita la camera ardente, è scrosciato un applauso. Via via, la gente è passata accanto al feretro lasciando una carezza, una preghiera, un inchino, qualcuno un bacio. Visibile la malinconia sui volti dei fedeli. L'unico sguardo sorridente è quello di monsignor Zaccheo, nel grande ritratto su un cavalletto, accanto alla balaustra. Sarà un lungo addio: il feretro del vescovo resterà esposto per l’omaggio dei fedeli fino a domani, poco prima dei funerali.
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(Silvana Mossano, "La Stampa" di domenica 25/11/2007)

E' morto stringendo il rosario tra le mani

Mi rasserena pensare che, se monsignor Zaccheo avesse potuto scegliere il luogo dove concludere la propria esistenza terrena, questo sarebbe stato Fatima, dove era stato parecchie volte, come del resto anche a Lourdes. E' stato accolto tra le braccia della Madonna, cui era molto devoto». Lo ha detto al termine del rosario di venerdì sera monsignor Antonio Gennaro. Era appena rientrato dal Portogallo. Con garbo e pacatezza, ha raccontato alle centinaia di fedeli in Duomo tutto quel che è accaduto a Fatima. In particolare le ultime ore in vita del vescovo, morto martedì sera: «Già a pranzo aveva mangiato poco, perché diceva di non sentirsi molto bene. A cena, altrettanto. Poi ha detto che avrebbe fatto una passeggiata, per recitare, nel silenzio della sera, qualche decina del rosario. Un giovane, a un tratto, lo ha visto barcollare, spostarsi ora su un lato ora sull'altro; è accorso, lo ha sorretto e poi lo ha adagiato piano a terra». Monsignor Zaccheo stava molto male, ha mormorato poche parole: «Oh Dio, sto male, sto male, sto morendo». Il giovane soccorritore ha gridato per chiedere aiuto. «In sette, otto minuti è arrivata l'ambulanza, ma all'ospedale i medici hanno subito capito che la situazione era gravemente compromessa». Il vescovo è stato trasferito in un centro più grande, ma è stato inutile. «La situazione è stata aggravata dall'asfissia, per il cibo, pur poco, che aveva appena ingerito» ha aggiunto monsignor Gennaro. E ancora: «E' morto stringendo il rosario tra le mani».
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(Silvana Mossano, "La Stampa" di domenica 25/11/2007)

È morto a Fatima il vescovo Zaccheo

«Chi lo conosce, sa che don Germano non ama i fronzoli. Il suo appuntamento preferito è il solco del servizio concre­to. E lì, senza girare intorno alle cose, le interpreta e ne comunica la sostanza con efficace immediatez­za, perché crede che questo comunicare sia un mi­nistero per il Regno». Nel 1995 monsignor Aldo Del Monte salutava così Germano Zaccheo, il vicario ge­nerale che aveva realizzato con lui il Sinodo dioce­sano e lasciava Novara da vescovo, per Casale Mon­ferrato. Martedì sera Zaccheo, presidente del Comi­tato per la promozione del sostegno economico al­la Chiesa cattolica e membro della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro la giustizia e la pace, è stato stroncato da un infarto a Fatima, in Portogal­lo, durante un incontro del Segretariato pellegrinag­gi italiani (Spi), «dopo una giornata trascorsa in se­renità e profonda preghiera», attesta il segretario ge­nerale dello Spi, don Luciano Mainini. La morte del vescovo di Casale è stata improvvisa. «Nel pomeriggio aveva tenuto una riflessione su Ro­smini – spiega da Fatima don Marco Gaiani – e do­po cena voleva raccogliersi in preghiera con la Ma­donna ». Stava camminando verso la cappellina del­le Apparizioni quando si è accasciato. «Tristezza» e «speranza» sono i sentimenti del cardinale Severino Poletto, presidente della Conferenza episcopale pie­montese, il quale sottolinea come la morte sia «av­venuta proprio a Fatima subito dopo la recita del san­to rosario. Una coincidenza che mi dona grande se­renità pensando che la Vergine in persona l’abbia vo­luto accompagnare nella casa del Padre». L’arcivescovo di Torino parla di «una persona dotata di un grande senso di responsabilità pastorale, frutto del­la sua acuta intelligenza e della sua spiccata sensi­bilità umana» e sottolinea che «sapeva immediata­mente infondere grande simpatia in chi lo incon­trava ». Profondo anche il cordoglio dell’Oftal, l’Opera federativa trasporto ammalati a Lourdes, che lo ri­corda come «consigliere prezioso e attento». Classe 1934, il vescovo di Casale veniva da Canno­bio, sulla sponda novarese del Lago Maggiore, do­ve amava tornare con la madre Rita, oggi 85enne. Ordinato presbitero nel 1958, nel 1964 – dopo un’e­sperienza pastorale a Villadossola – divenne condi­rettore dell’Azione e degli altri settimanali diocesa­ni, incarico che affiancò a quelli di rettore del Se­minario, vicario per i laici, provicario e infine vica­rio generale. Trent’anni in redazione, gomito a go­mito con monsignor Giuseppe Cacciami, il quale oggi ricorda nella sua Grignasco il grande sodalizio umano e professionale, alimentato dalla comune passione per i media che nella terra di san Gau­denzio ha fatto scuola. «Era un umile servitore del­la Parola, della pace e della carità. Con Don Ger­mano - dichiara monsignor Cacciami - perdo un a­mico carissimo, un compagno di lotte e testimo­nianza cristiana. In questo momento ricordo il suo umorismo, il suo coraggio pastorale, le mille occasioni di bene che non si è mai lasciato sfug­gire... » «Ci siamo conosciuti 55 anni fa e mi colpì subito la sua mentalità aperta», dice don Gregorio Petti­naroli, vicario generale a Novara. «Zaccheo – ag­giunge il provicario don Gianni Colombo – era un vulcano di interessi e di idee». In effetti il Novare­se deve al suo gusto raffinato il recupero e la pro­mozione di numerosi beni artistici e alla sua lun­gimiranza i primi cineforum e la televisione cat­tolica, dove crebbero talenti del calibro del regista Paolo Taggi. Collaboratore di Avvenire, Settimana, Presbyteri e Communio, Zaccheo fu figlio del Concilio. Vicario generale dal 1987 al 1991 di Del Monte, visse «u­na delle stagioni più fervide delle grandi svolte conciliari a Novara», ricorda un altro novarese, l’ar­civescovo di Vercelli Enrico Masseroni: «L’apertu­ra del seminario ai laici, con la possibilità dello studio della teologia, fu un scelta sofferta ma con­divisa da entrambi: lui vicario generale, io rettore. Entusiasmo e speranza furono le caratteristiche della sua azione pastorale, in quella stagione del post concilio che ci vedeva impegnati sul fronte del rinnovamento, talvolta faticoso». Sempre da Novara, l’ex presidente della Repub­blica Oscar Luigi Scalfaro, ne rammenta l’in­confondibile sorriso paterno: «Aveva un carattere umano, anche irruente, molto schietto e molto li­bero, direi molto vero, senza nessuna recitazione. È stato un pastore vero. Io sono convinto che la do­te prima di un vescovo non è la cultura e nem­meno una intensa vita di preghiera. Sono impor­tanti, certo, ma i fedeli hanno un grande bisogno di paternità e il vescovo è pastore e padre. Lui lo è stato pienamente». Zaccheo fu anche vicario del vescovo Renato Cor­ti, il quale rievoca tre momenti: «Il 19 dicembre del 1991, ero appena stato nominato vescovo di Novara e don Germano venne a salutarmi a Mila­no con un grande dono, il libro del XX Sinodo, cui aveva collaborato in modo appassionato e deter­minante perché indicasse le strade per tradurre il Vaticano II nella vita diocesana». Altra data me­morabile: «Il 16 settembre ’95 consacrai Zaccheo vescovo. Dal ’91 al ’95 era stato mio vicario gene­rale, nel periodo iniziale della mia esperienza no­varese. Mi aiutò moltissimo». Infine «il 18 novem­bre. Lo incontrai alla beatificazione di Rosmini ed era colmo di gioia, come se l’attendesse da tem­po. Nel pomeriggio ha incontrato la stampa e da vecchio giornalista l’ha invitata a dedicare spazio a ciò che è bello, vero, grande, aggiungendo che è Rosmini che ce lo chiede, lui che ha sempre cer­cato la verità. È significativo che l’ultima riflessio­ne a Fatima l’abbia dedicata proprio a Rosmini». «Tempra di pastore, cuore di pellegrino»: il presule novarese, dal 1995 alla guida della diocesi di Casale Monferrato, è spirato improvvisamente mentre era nell’amata località mariana.

(di Paolo Viana, "Avvenire" del 22 novembre 2007)

Casale piange il suo pastore: «Maestro e amico»

Aveva da poco concluso l’anno dei festeggiamenti per il no­no centenario della fondazio­ne del Duomo di Sant’Evasio, un e­vento ecclesiale di grande intensità che aveva acceso il suo entusiasmo e la sua passione. Martedì sera è spira­to a Fatima, dove si era recato, pelle­grino, per invocare la Vergine e met­tere sotto la sua protezione l’anno ma­riano indetto dall’8 dicembre prossi­mo. Oggi l’intera diocesi casalese piange la morte del suo vescovo, Ger­mano Zaccheo, esprimendo tuttavia il ringraziamento al Signore per aver da­to alla Chiesa locale un sincero mae­stro di fede, una guida ricca di grazia, un vincolo di comunione fraterna. Nel suo ministero episcopale, Zaccheo ha saputo entrare con la sua innata cordialità nel cuore di tutti: con deli­cata discrezione, con sempre attenta capacità di ascolto, con affettuosa par­tecipazione alla vita di ciascuno, con stimolante ansia pastorale. La rispo­sta dei fedeli di Casale fu altrettanto intensa: gli hanno sempre voluto profondamente bene e hanno visto in lui «l’Apostolo del Signore» inviato al­la Chiesa casalese e il Buon Pastore che guida con mano sicura il suo po­polo verso «la gioia e la pace nella fede». Il suo autorevole magistero epi­scopale, ricco di cultura e di grazia, ha donato instancabilmente la Parola di Dio mediante la predicazione omile­tica, una ricchezza di riferimenti al Concilio, un impegno e stimolo al­l’aggiornamento sempre attenti e profondi, profusi nel corso di innu­merevoli incontri e in un’infaticabile peregrinazione in tutte le parrocchie della diocesi. «Nel dono di sé alla Chiesa casalese – sottolinea l’amministratore diocesa­no monsignor Antonio Gennaro – monsignor Germano ci ha dato tutta la misura del suo amore a Cristo e ai fratelli; lo abbiamo ben compreso noi sacerdoti, che in tante occasioni go­diamo delle primizie delle sue pater­nità spirituale; i religiosi e le religiose da lui sempre stimolati ad essere se­gno di perfezione evangelica; i giova­ni, che costantemente hanno trovato nel vescovo una particolare capacità di comprensione; il laicato, uomini e donne chiamati sempre più ad una piena promozione nella corresponsa­bilità pastorale; la società civile, che lo ha visto sempre presente in ogni e­vento significativo. La sua profonda devozione a Maria Santissima, e i suoi numerosissimi pellegrinaggi a Lour­des con l’Oftal, la sua predilezione per i più deboli, il sostegno appassionato al Movimento per la Vita, l’affetto per gli anziani, gli ammalati e i poveri, il suo impegno per la pastorale dei gio­vani e il continuo sostegno e accom­pagnamento ai pellegrinaggi diocesa­ni della Peregrinantes danno la misu­ra di un cuore grande che ha amato tanto. La Diocesi che ha vissuto con monsignor Zaccheo l’impegno straor­dinario per il grandioso restauro del­la Cattedrale e le celebrazioni del­l’Anno Santo del 2000, del Centenario di Sant’Evasio del 2003 e del IX Cen­tenario della consacrazione della Cat­tedrale 2007, piange l’amato pastore che non si è mai risparmiato per il be­ne della nostra Chiesa. Tutto ciò lascia un segno indelebile della sua presen­za nella nostra diocesi». Zaccheo credeva ai «segni». Lo ha sempre detto. E la sua stessa morte è un «segno». È infatti spirato proprio nel giorno in cui il Vangelo della Mes­sa era quello della chiamata di Zac­cheo da parte del Signore. Ed è mor­to a Fatima a «casa di Maria», al San­tuario per il 90° delle apparizioni, in un pellegrinaggio con l’Oftal e alla vi­gilia della memoria liturgica della Pre­sentazione della Beata Vergine al Tem­pio. Questa festa religiosa è impor­tante non solo perché in essa viene commemorato uno dei misteri della vita di Maria che Dio ha scelto come Madre del suo Figlio e come Madre della Chiesa, ma soprattutto perché ricorda anche la «presentazione al Pa­dre Celeste di Cristo» e di tutti i cri­stiani. Zaccheo aveva confidato di aver ac­cettato la nomina a vescovo proprio il 13 maggio 1995, dicendo un sì soffer­to «mentre riecheggiava nella mia me­moria – scrisse – l’eco di Fatima e l’im­magine dolce di Maria donna obbe­diente e fedele». Che l’ha accolto nel­l’eterna liturgia del Cielo.
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(di Paolo Busto, "Avvenire" del 22 novembre 2007)

Bagnasco e Betori: «Ha servito con generosità la Chiesa italiana»

Una «generosa figura di pastore che ha donato l’intera vita alla Chiesa». Così ricordano il vescovo Zaccheo il presi­dente e il segretario generale della Cei. In un te­legramma firmato congiuntamente e indiriz­zato al vicario generale della diocesi di Casale Monferrato, Angelo Bagnasco e Giuseppe Be­tori partecipano «al cordoglio dell’intera co­munità diocesana» per la «prematura scom­parsa » del presule. «Unendoci al dolore dei sa­cerdoti e dei fedeli che lo ebbero come padre nella fede – si legge nel testo – desideriamo ri­cordare la sua generosa figura di pastore che ha donato l’intera vita alla Chiesa, esercitando il ministero episcopale al servizio della diocesi di Casale Monferrato, guidata con amorevole cu­ra e fecondo magistero. Della sua competenza ed esperienza si è avvalsa anche la Cei – prose­gue il telegramma – come membro della Com­missione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e in particolare co­me presidente del Comitato per la promozio­ne del sostegno economico alla Chiesa cattoli­ca ». Dolore e sgomento la mesta notizia ha suscita­to soprattutto negli uffici del Servizio Cei con il quale il vescovo aveva frequenti contatti. Il re­sponsabile, Paolo Mascarino, ricorda come Zac­cheo avesse «raccolto nel 2002 con generosità e competenza l’eredità del cardinale Attilio Ni­cora alla presidenza del Comitato che segue da vicino tutta l’azione formativa e promozionale per il sovvenire. In questi anni – aggiunge – egli è stato un punto di riferimento costante per tut­ti noi, e ha saputo dare particolare impulso al gruppo dei vescovi delegati regionali e al Co­mitato, creando un clima di fraternità che ha permesso un confronto cordiale, vivace nella dialettica e ricco nei contenuti». Monsignor Lui­gi Mistò (che del Comitato è uno dei membri 'storici') ne sottolinea la «statura pastorale, con­notata da una singolare e ricchissima umanità», il «sorriso con cui sempre venivi accolto» e la sua «capacità di amicizia personale, che andava ol­tre la semplice collaborazione». «Nel lavoro più specifico legato al 'sovvenire', mi pare signifi­cativo rimarcare la sua capacità di valorizzare l’apporto di tutti, che partiva da un’attenzione paziente e costante all’ascolto di ciascuno». Un ricordo, infine, anche da parte di Antonella Car­damone e Stefano Gasseri che gli erano parti­colarmente vicini, durante gli incontri con gli in­caricati diocesani: «Per noi è stato un esempio trainante. Sempre affettuoso e allegro, capace di entusiasmare e coinvolgere tutti». (M.Mu.)
("Avvenire" del 22 novembre 2007)

Mons. Minazzi : sospinto dallo Spirito

Vent'anni fa moriva un pioniere della carità Mons. Oreste Minazzi.
Ho ritrovato in questi giorni un articolo che Mons. Zaccheo preparò dieci anni fa, per l'anniversario della morte di mons. Minazzi.


Non ho conosciuto personalmente Mons. Minazzi e mi rincresce perché ho la certezza di aver perso molto.
Derivo questa convinzione da ciò che di lui molti mi hanno detto e da ciò che di lui ancora resta vivo tra noi: le opere, ben oltre il ricordo.
Ci sono episodi nella sua vita che, raccontati con cuore ancora commosso dai protagonisti, mi danno l'idea di un prete dal cuore grande, dall'intelligenza fervida, dalla volontà d'acciaio.
Penso a come sono nate "Casa del Giovane" e "Casa Famiglia": un "blitz" della carità e del coraggio evangelico che non mancavano a questo prete che ha segnato così profondamente la storia di questa nostra comunità negli ultimi cinquant'anni.
Venendo tre anni fa a Casale vi ho trovato la sua impronta. E dai segni di amore lasciati dal suo passaggio mi sembra anche facile risalire al suo cuore, alla sua personalità, alla sua presenza.
È stato certo, anche, un trascinatore.
La causa del servizio agli ultimi e ai più bisognosi è stata la sua causa: una specie di molla che non gli consentiva l'inerzia o il disinteresse.
È appena il caso di ricordare la celebre parola dell'Apostolo Paolo, ripresa come stemma e programma di vita, dal Santo Cottolengo nella Torino della paleoindustrializzazione e del conseguente disagio popolare. "Charitas Christi urget nos". L'amore di Cristo ci sospinge, anzi ci urge dentro come uno stimolo non tacitabile come una forza non comprimibile.
Una molla, una spinta, una urgenza: insomma, l'Amore.
E poiché sempre S. Paolo ci ricorda che "l'amore di Cristo è stato diffuso nei nostri cuori per la forza dello Spirito Santo che ci è stato dato" è facile concludere che, anche per Mons. Minazzi, la vera molla, segreta e interiore, deve essere stato lo Spirito, lo Spirito che è Amore.
Come tutti gli esempi di carità che attraversano la storia della chiesa, anche questo solco tracciato nella nostra terra fertile del Monferrato dal passaggio fervido di Mons. Minazzi, è un segno dello Spirito e ne è un frutto.
Ricordarlo non è solo doveroso, a dieci anni dalla sua morte, nei confronti della sua personalità di uomo e di prete.
Ma ricordare Mons. Minazzi significa anche rendere grazie allo Spirito che suscita tra noi queste generose figure in cui rifulge l'Amore.
Casale Monferrato 4 gennaio 1999