"Mi rasserena pensare che, se Monsignor Germano Zaccheo avesse potuto scegliere il luogo dove concludere la propria esistenza terrena, questo sarebbe stato Fatima, dove era stato parecchie volte, come del resto anche a Lourdes. E' stato accolto tra le braccia della Madonna, cui era molto devoto ed è morto stringendo il rosario tra le mani".
Questi alcuni brevi cenni di quanto disse il Vicario Generale della nostra Diocesi Mons. Antonio Gennaro, appena rientrato dal Portogallo.
Con garbo e pacatezza aveva raccontato in Cattedrale, in una delle tante veglie di preghiera di quei giorni, ciò che era accaduto a Fatima.
Sei anni fa come oggi !
Un Vescovo che ha vissuto di fianco a Maria, le ha dedicato anche la lettera pastorale nel 2003 "Ecce Mater Tua". E' stato a Lourdes per dodici volte durante il mandato casalese sempre a presiedere il pellegrinaggio diocesano Oftal, sempre accogliente come nella foto qui sopra con il suo amico Giorgio della Casa Famiglia.
E' morto a Fatima da Maria e proprio a Maria aveva dedicato la sua ultima lettera pastorale pubblicata postuma. La concludeva scrivendo “La nostra Chiesa è la Chiesa dei santi che ci precede, con Maria che è Regina di tutti i santi".
Una messa in suffragio di Mons. Zaccheo sarà celebrata stasera mercoledì 20 novembre alle 17 in Cattedrale.
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UN ANNO DOPO: Questa sera messa in Duomo per Mons. Zaccheo
La ricorrenza del primo anniversario della morte del nostro Vescovo Mons. Germano Zaccheo sarà celebrata solennemente nella Cattedrale di Casale il prossimo giovedì 20 novembre.alle ore 21 e sarà presieduta dal nostro Vescovo Mons. Alceste Catella con il Capitolo della Cattedrale e i Vicari Foranei. Saranno concelebranti tutti i nostri sacerdoti. L’orario è stato scelto per consentire la più ampia partecipazione dei fedeli e dei gruppi impegnati. I sacerdoti si troveranno in sacrestia venti minuti prima con il camice e la stola viola.
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Nella notte di Natale del 2000, con gesto di grande sensibilità paterna, mons. Germano mi donava un'immagine della Santa Pietà di Cannobio tanto cara alla sua famiglia, accompagnando il dono con queste parole: "...mamma ed io abbiamo deciso di rinunciare all'immagine della Santa Pietà certi di fare a te un dono gradito...". Mi è perciò impossibile non unire strettamente il ricordo, grato e riconoscente, del vescovo Germano all'immagine della Santa Pietà. L'icona, venerata nel santuario di Cannobio, offre alla devozione dei fedeli la figura del Cristo deposto dalla croce, ritto in piedi tra la Madonna e S. Giovanni, con il corpo insanguinato, recante i segni della passione ed il costato squarciato da cui escono sangue ed acqua. È la raffigurazione del Cristo Signore che tutto ha dato per la salvezza dell'uomo non trattenendo nulla per sè. Il quadretto della Santa Pietà , che mons. Germano ha fissato con i suoi occhi fin dalla fanciullezza ha, secondo me, accompagnato e segnato profondamente la sua vita di uomo, di presbitero e di vescovo. Avendolo conosciuto da vicino negli anni del ministero episcopale nella nostra diocesi l'ho sempre percepito come una persona pronta a dare e a darsi. Ha dato alla diocesi casalese la sua intelligenza vivace, versatile e brillante. Ha dato, attraverso un'azione pastorale fondata su una grande capacità relazionale, la sua umanità calda e accogliente attraverso la quale faceva passare l'annuncio evangelico, non come dottrina fredda e disincarnata, ma come possibilità di incontro qui e ora con Dio fattosi uomo in Cristo Gesù per portare a tutti ragioni di vita, di speranza, di gioia, oltre ogni inevitabile difficoltà e sofferenza. Ho personalmente sperimentato quanto ha dato al seminario in vicinanza, presenza, sostegno e condivisione senza risparmio di tempo e di energie. Ha dato ai poveri, che numerosi bussavano alla sua porta, tutto quanto aveva nel portafoglio con una generosità che non indietreggiava neanche di fronte a quanti lo invitavano ad usare l'umana prudenza, in lui la carità era davvero sopra tutto. Ha dato tanto in amicizia con sensibilità e delicatezza, insospettate in un temperamento, come il suo, estroverso ed esuberante. Si è dato attraverso un grande amore e una grande passione per la chiesa, in modo particolare per la chiesa casalese, nella quale si è totalmente e profondamente inserito con tutto se stesso. Si è dato interamente al Signore con amore filiale, oserei dire nello stile della fanciullezza evangelica. Si è dato alla beata vergine Maria che amava incontrare con frequenza nel nostro santuario diocesano di Crea, negli annuali pellegrinaggi a Lourdes con l'Oftal, o a Fatima da dove, un anno fa, la madre di Dio e madre nostra lo ha preso per mano per accomapgnarlo nella casa del Padre. Si è dato ai fratelli e alle sorelle che il Signore aveva affidato alla sua paternità episcopale. Si è dato ad ogni esperienza del bello nei vari campi dell'arte e della cultura. Ma, chi dona e si dona fa anche l'esperienza della sofferenza e, l'episcopato del vescovo Germano – fatto poco o per niente sottolineato – è stato segnato dalla sofferenza. Ha sofferto per le non sempre accoglienti e convinte risposte ai piani e progetti pastorali pensati e offerti con entusiasmo e saggezza. Ha sofferto per la sua generosità non sempre compresa e spesso scambiata per prodigalità. Ha sofferto perchè di fronte a qualche scelta difficile, nei vari ambiti dell'agire ecclesiale, non ha trovato condivisione e appoggio. Ha sofferto per l'amicizia donata e, alcune volte, accolta, forse, solo per convenienza. Posso testimoniare, infine, che nel vescovo Germano ho sempre trovato un padre forte e comprensivo, un fratello maggiore presente e vicino nei momenti belli ma anche cruciali e difficili del mio ministero, un amico sempre pronto a tendere la mano. Giunga anche alla mamma, signora Rita, il grazie filiale e riconoscente per la sua sempre materna, discreta e cordiale accoglienza.
Grazie vescovo Germano, continua ad accompagnare con amore e sollecitudine dalla luce intramontabile della comunione dei santi la chiesa casalese e il vescovo Alceste.
Don Francesco Mancinelli
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UN PASTORE DAL CUORE GRANDE. Ad un anno dalla scomparsa di Mons. Germano Zaccheo.
Non aveva ancora sessant'anni quando fu eletto Vescovo di Casale il 3 giugno 1995, e dall'ingresso in diocesi il 24 settembre di quello stesso anno per dodici anni, in un'attività infaticabile ha dedicato tutta la sua vita alla nostra comunità cristiana.
Lo aveva detto nella bella omelia nel giorno della consacrazione episcopale il 16 settembre nella Cattedrale di Novara: "la mia casa sarà sempre aperta, e vi chiedo di accogliermi nelle vostre case". Ed è stato davvero un Vescovo accogliente. Il suo cuore grande e generoso non era capace di dire di no.
Solenne nelle celebrazioni liturgiche, con quei paramenti un pò gotici, scendeva poi con i ragazzi negli oratori a dare il calcio di inizio alla partita di pallone
La sua agenda era sempre fittissima. Si susseguivano le celebrazioni nelle parrocchie, le cresime, le feste patronali, le occasioni degli incontri dei gruppi, le predicazioni in tutta Italia e poi ancora l'impegno per il Sovvenire che gli aveva affidato la CEI.
E scriveva di getto, sempre a mano, con il cuore e senza quasi dover correggere, con uno stile accattivante e immediato.
Aveva una fede limpida, affiancata dal grande amore alla Madonna.
Fin da fanciullo nella sua Cannobio aveva incontrato la Madonna venerata in quel Santuario sotto il titolo di "Santissima Pietà". Maria sorregge il Cristo morto e ce lo presenta come Salvatore.
Il suo amore alla Madonna ha contrassegnato la sua vita. Innumerevoli sono stati i pellegrinaggi a Lourdes, ed è stato ardente sostenitore dell'Oftal. E proprio a Fatima, martedì 20 novembre 2007 alle 21,30 ha concluso il suo pellegrinaggio terreno per raggiungere il premio che il Signore gli aveva promesso in Cielo. Il suo cuore che si era aperto a tutti ora era stato accolto nel cuore di Dio.
Nella sua Croce pettorale c'era un bello smalto con la Santissima Pietà di Cannobio e un frammento di reliquia. Ogni anno, l'8 gennaio tornava al suo paese per la Festa dei Lumineri, la processione notturna per ricordare il prodigio avvenuto nella notte tra il 7 e l'8 gennaio 1522.
Nella modesta casa della famiglia Zaccheo (un nome molto frequente a Cannobio) un quadretto con la Pietà improvvisamente si animò e dal costato di Cristo morto sgorgarono gocce di sangue, raccolte in alcuni fazzoletti, e anche una piccola costola, che fu raccolta in un calice.
Ora in quel luogo sorge il Santuario tanto caro a mons. Germano.
Quando partì da Casale per andare a Fatima, al mattino di lunedì 19 novembre, aveva appena concluso le celebrazioni per l'anno Giubilare per il nono Centenario della consacrazione del Duomo, che coronava il decennio di eventi in cui avevano avuto risalto i grandiosi restauri del Duomo, il Giubileo del Duemila e l'Anno Giubilare di Sant'Evasio.
Memorabili sono stati i suoi viaggi con i giovani per le Giornate Mondiali della Gioventù e gli incontri con i ragazzi degli Oratori a Colle don Bosco o a Oropa. Nessuno pensava che quella partenza il giorno dopo lo avrebbe portato tanto lontano, in Paradiso.
Sì, glielo dicevamo che lo vedevamo stanco, che doveva riposarsi. E Lui sorridendo ancora mi aveva risposto il sabato precedente che appunto a Fatima si sarebbe riposato.
Quando tornò, in una bara, ci sembrava una cosa irreale. E la sua cara Mamma Rita non aveva più lacrime. Sembrava quella Madonna della Santissima Pietà, dolente, che ci mostrava il Figlio come vedevamo sulla sua Croce da Vescovo.
Ora, dopo un anno, il suo ricordo ci fa emergere con forza la sua bontà e rivediamo il suo largo sorriso. Non ha mai giudicato, e tantomeno condannato. Sempre ha compreso, aiutato, perdonato. Forse qualche volta è stato ingannato per troppa bontà, ma mai ha sbagliato per aver chiuso il cuore verso gli altri. Tanti poveri e non solo di questa zona, lo ricordano così.
Ringraziamo Dio per averci dato un Pastore con un cuore così grande.
(don paolo busto, "La Vita Casalese" di giovedì 13 novembre 2008)
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